mercoledì 12 febbraio 2014

Letti per voi - Reality Twist

Salve a tutti!
Il libro di cui vi parlo oggi è Reality Twist di Laura Roggero. Se non sapete chi è Laura, vuol dire che vi siete persi un articolo: recuperate subito qui!

Ma iniziamo.

Innanzitutto, il titolo: Reality Twist, ed in effetti questo libro la testa ve la farà girare parecchio, giocando tra realtà e fantasia, tra diversi narratori - non tutti umani -  in un mondo molto lontano eppure molto vicino.

Siamo infatti nel futuro, un futuro distopico in cui il mondo sembra essersi sviluppato in vie impreviste e non certo positive: da decenni ormai è impossibile vedere il cielo, nascosto da una coltre di smog, non esistono più stati ma delle città nucleo in cui le diverse categorie sociali, rigide e selettive, vivono. Ci sono i soldati, cresciuti fin da piccoli nella più totale abnegazione e dedizione all'esercito, gli scienziati, impegnati nello sviluppo sempre più estremo della tecnologia e della genetica, cittadini che conducono misere esistenze in appartamenti-loculo, i senza-casa, che decidono volontariamente di estraniarsi da questo iniquo sistema.


Una struttura sociale e politica discutibile ma ben definita e apparentemente immutabile.

Almeno fino al giorno in cui, improvvisamente, tutto viene raso al suolo.
Città e abitanti scompaiono in un cumulo di fiamme e detriti.

Salvo due persone.

Daphne, comandante dell'esercito, una letale macchina da guerra forgiata da un tragico passato e da esperimenti genetici che hanno cambiato irrimediabilmente il suo corpo e la sua mente.

Chaz, un giovane tossico dall'esistenza apparentemente inutile, ma che forse nasconde più di quello che la sua fragile apparenza dà a vedere.

I due si troveranno costretti a collaborare per sopravvivere in un mondo ormai radioattivo di cui -apparentemente - sono gli unici abitanti. Tra fughe aeree, combattimenti, nemici inaspettati e simpatici animaletti, Reality Twist tiene fede al proprio titolo e vi accompagnerà in un rocambolesco vortice di azione fino a un finale davvero, davvero sconvolgente.

La prima cosa che colpisce del romanzo di Laura Roggero è la struttura narrativa: Reality Twist infatti è un mosaico di punti di vista, in cui la storia viene portata avanti alternativamente dai vari personaggi, fino a rappresentare uno stesso avvenimento da più ottiche diverse, in un'immedesimazione a 360°. In un capitolo siamo Daphne, col suo rigido senso del dovere e cieche convinzioni che iniziano a sgretolarsi, in un altro siamo Chaz, sfrontato nella sua incoscienza e a tratti menefreghista, in un altro siamo Ziky, un buffo animaletto che vi conquisterà dalle prime righe.
Insomma, una narrazione dinamica che si accompagna al dinamismo del contenuto, un concentrato di pura azione in cui la riflessione è dosata con parsimonia, nei giusti momenti per prendere fiato prima di essere scaraventati nella prossima avventura.
Anche lo stile riflette questa caratteristica di movimento: Laura dà ai suoi personaggi una voce fresca, diretta, in linea con la loro età e psicologia, e anche le emozioni che provano, quindi, sono forti, brusche, primordiali quasi nella loro violenza. Rabbia, vendetta, paura, felicità non sono sfumature, ma sentimenti totalizzanti e in rapido mutamento.
Questo, per me, è uno dei grandi pregi di questo romanzo: la Roggero riesce a ritrarre perfettamente l'universo emotivo tipico dei giovani senza però scadere nel cliché e soprattutto senza perdere l'alto ritmo della narrazione, serrata fino al finale.
Altro pregio è quello che da sempre si accompagna alla fantascienza, ovvero esasperare il futuro per lanciare campanelli di allarme sul presente: manipolazioni genetiche senza controllo, abusi dell'esercito, annichilimento totale dei semplici cittadini, a tal punto schiavi della tecnologia da non uscire più di casa, e all'oscuro di quanto accade veramente nel mondo... suona familiare, per caso?

Quanto al finale, beh...vi aspettate che ve lo dica?
Io devo ancora riprendermi, e lascerò a voi scoprire perché sia così sconvolgente.

Il mio parere complessivo, quindi, è decisamente positivo: Reality Twist è una lettura che catturerà anche i non amanti del genere, molto rapida e coinvolgente ma non per questo priva di spunti di riflessione.

Convinti?
Potete acquistarlo in libreria, dal sito della CE, sia in cartaceo che in ebook, e su tutti gli store online!

Un'ultima cosa prima di salutarci: trovo molto interessante e azzeccato, da parte di Laura, aver realizzato dei racconti legati al libro e disponibili gratuitamente sul web. Se il mondo di Reality Twist vi ha catturato, non potete perdervi Awake, in cui troveremo le avventure di Chaz prima delle vicende del libro, e Border Love, in cui alcune domande lasciate aperte da Reality Twist trovano risposta e che funge da collegamento con... il secondo libro! La vulcanica Laura, infatti, è già all'opera con il seguito di questa fortunata esperienza, e che troverete tra qualche tempo nelle vostre librerie.

Tra qualche tempo, già. Perché in prossima uscita, sempre per le Edizioni Arpeggio Libero, c'è il nuovissimo giallo di Laura... "Crimen - L'amore, quando uccide"!
Curiosi?
Potete già conoscere l'ispettrice Ribera e l'agente Xavier Torres in questa anticipazione, "Il mistero delle oche"... cosa c'entrano le oche? Clicca per scoprirlo!

Appuntamento a lunedì sera per fare le vostre domande all'autrice, come commenti a questo articolo, che vi risponderà in tempo reale! A presto!

L'istante tra due battiti - presentazione romana

19 - 02 - 2014             ore 19:00


Ancora un appuntamento romano per "L'istante tra due battiti": questa volta siamo al LE MED, zona piazza Bologna, per un aperitivo letterario fatto di buon cibo e buone letture!

Presenta: Fabio Dessole, delle edizioni Arpeggio Libero
Letture a cura di Elisa Caminada

Vi aspetto!


Casi Umani - Nonnine rampanti


Ormai le trovi ovunque, e sono sempre di più. 

Hanno detto basta all’uncinetto, al giardinaggio e ai loro amati gatti. Stanche di essere babysitter a costo zero, sarte a domicilio, cuoche della domenica, superano le barriere delle mura domestiche e dei circoli ricreativi: via le vestagliette a fiori e le ciabattine da casa, si torna ai fasti di tubino e tacco 12. 
Ebbene sì, parliamo proprio di loro, le nonnine rampanti. Donne non più giovanissime ma decise a riportare indietro l’orologio del tempo fino ai loro anni di gloria.

Intendiamoci, non che ci sia nulla di male. Personalmente, da una parte approvo il loro coraggio, il loro anticonformismo, la loro sprezzante caparbietà.
Dall'altra, diciamo che in alcuni casi i risultati non brillano particolarmente per buon gusto.
Che alla fine, a noi pulzelle, non è che la cosa tanga poi molto. Al limite gli unici svantaggi sono che ci potremmo ritrovare a prestare le nostre favolose décolleté alla nonna, pretendendo in cambio i suoi adorabili leggins di pelle. O assistere alla scena lievemente spiazzante di trovarcela nello stesso locale, a flirtare con il barista tuo coetaneo.
No, il vero problema, cari miei, è proprio per voi maschietti. Voi uomini conquistatori dal radar a 360°, galletti dalle penne sgargianti e l'occhio lungo pronto a individuare la prossima vittima di cotanto charme.
Immaginiamo la scena.
Lui, homo sapiens medio in cerca di una femmina con opportuna carrozzeria da trascinare nella propria caverna, possibilmente per i capelli.
Lei, tremendamente chic, dal capo adorno di lunghi capelli dorati ai piedi avvolti in raffinati stivali di camoscio. Magra, squisitamente magra, fasciata in pantaloni neri su cui cala l'invitante sipario di un elegante cappottino invernale. Un po' sobria, ma può fare al caso suo.
Basta poi una fuggevole occhiata allo smalto rosso fuoco per accendere la libido e – di conseguenza – spegnere il neurone. Il maschio cacciatore si getta all'assalto, raggiunge la preda e la paralizza con una brillante battuta sul tempo ballerino delle mezze stagioni.
E poi avviene il patatrac, il quarantotto, il crollo ormonale ai limiti storici.
Lei si volta.
E il suo viso sembra quello di un carlino, le rughe miseramente velate da strati di fondotinta, cipria e terra immancabilmente marrone.
Io me li immagino, i poveri ragazzi. Quante scuffie si devono prendere, quanti pensieri scabrosi sulle gambe snelle di queste nonnine rampanti.
Che poi il ricordo non va mica via, eh. Eh no. Una volta pensato, l'hai pensato. Solo che se nelle tue inconsapevoli fantasie lei era una sexissima signorina di primo pelo, ora ti ritrovi con una che è già indietro di un paio di generazioni.
E allora il ricordo va inevitabilmente alla tua, di nonna. La quieta vecchina che cucina tagliatelle la domenica – e magari si chiama anche Pina-, che ripara gli strappi su quei vestiti troppo stretti ma che hai comunque provato a indossare, che fa l'orlo praticamente a tutti i tuoi pantaloni.

E ti chiedi se forse quell'abitino di Prada andato smarrito nella sua veranda – che è di fatto un atelier – non abbia fatto tutt'altra fine. 

martedì 11 febbraio 2014

Letti per voi - Laura Roggero


Salve a tutti e bentornati su Una mela al giorno.

Questa volta, per la rubrica Letti per voi, vi presento un'autrice molto particolare e decisamente ESPLOSIVA!
Oltre a un libro pubblicato in attivo con la casa editrice Arpeggio Libero, infatti, Laura Roggero ha all'attivo una moltitudine di storie, racconti e romanzi in divenire.

Ma conosciamola meglio.




Laura Roggero, Torinese doc, nasce il 18 agosto 1978, e fin da piccolissima inizia a dar sfogo alla sua vena creativa trasformando in racconto ogni traccia di tema assegnatale a scuola.

Basta poco però, perché la sua vulcanica fantasia trovi stretti i confini scolastici e inizi a trovare espressioni del tutto personali, confluendo in storie di fantasmi, di esoterismo, mistero, storia e tecnologia.
Ed è proprio questo il coinvolgente mix di elementi che troveremo in ogni sua opera: e preparatevi, perché questa autrice ne ha prodotte davvero tantissime!

Complice forse la sua fortunata attitudine all'insonnia, infatti, inizia a sfornare in notturna una serie di storie che non tarderanno ad ottenere riconoscimento.

Nel 2009 è la volta di Electri(city), la vicenda drammatica di una giovane donna sullo sfondo di una delirante Barcellona, che viene selezionato per la raccolta "Respiri d'immagine" e che potete trovare in lettura gratuita sul sito mEEtale.E' proprio l'incontro con questa piattaforma di self-publishing, avvenuto nel 2011, che spinge Laura a far uscire i propri lavori dalla cerchia di familiari ed amici: l'anno successivo, infatti, è presente con mEEtale e il suo staff all'incubatore del Salone del libro di Torino.Nel 2012 invece avviene un altro fatidico incontro: Laura conosce The Incipit, una piattaforma di racconti interattivi in cui è il voto dei lettori a determinare l'andamento della storia.
Sembra che la fervida fantasia di Laura Roggero non aspettasse altro: nell'arco di poco più di un anno nascono una moltitudine di racconti dei generi più disparati, che trovate in lettura gratuita su mEEtale e wattpad:

  • Schegge: genere horror, e c'è da rabbrividire. Un mondo post-apocalittico popolato da creature sanguinarie e pericolose, una ragazza misteriosa, un finale da urlo.
  • Requiem per una sposa: racconto in tre serie. A mille anni di distanza, il mondo è tornato a un sistema simile a quello dell'epoca vittoriana. Ancora Londra, ancora omicidi da fermare. Ancora mistero. Un giallo fantascientifico che su wattpad ha già superato i 5000 lettori! 
  • Awake e BorderLove: spin-off del libro che vi presenterò, Reality Twist... quindi nessuna anticipazione, dovrete aspettare la recensione!
  • Shadows: Edimburgo come non l'avete mai vista. La storia di Liam e dell'incendio che cambierà per sempre la sua vita.
  • Flesh: un ritorno alle origini, al genere horror. Una droga sintetica sconvolge Miami per i suoi devastanti effetti: cannibalismo. Può una semplice sostanza scatenare una simile violenza?
  • Crimen - il mistero delle oche: torna Barcellona e torna il thriller, con un morto assassinato sulle scalinate di una cattedrale. Un bel grattacapo per l'Ispettrice Ribera e l'agente Xavier Torres. E le oche, cosa c'entrano? Lo scoprirete...

Ma c'è di più: Laura infatti, non paga di queste prove letterarie, sperimenta altri generi sotto pseudonimo e dà il via anche a proficue collaborazioni, sempre avvalendosi della piattaforma The Incipit. Nascono quindi "Manie, tic e piccole assessioni" con Giulia Menegatti, "Lui, lei e il karma bianco" con Serena Blasi e "Black Hole Hunter", nientepopodimeno che a dieci mani!

In realtà non è tutto qui: potete trovare altro di Laura sul suo profilo meetale e wattpad, per ora vi saluto e appuntamento tra pochi giorni con la recensione di Reality Twist, il romanzo di Laura Roggero dal 2013 in tutte le librerie!

mercoledì 29 gennaio 2014

Letti per voi - Canta per me



Il libro di cui andremo a parlare oggi è "Canta per me" di Annalisa Caravante.

Chi è Annalisa? Se ve lo siete perso, potete trovarlo qui.

La prima cosa da dire, innanzitutto, è che ho avuto il privilegio, e voi con me, di parlare di questo romanzo prima ancora che fosse uscito. "Canta per me", infatti, è agli ultimi ritocchi di editing e copertina (di cui vi riportiamo un provvisorio) per uscire intorno ai primi di marzo per la casa editrice Arpeggio Libero, una piccola ma intraprendente realtà lodigiana (per saperne di più, qui).



Ma passiamo al romanzo.
"Canta per me" è una commedia romantica con tutti i crismi: una protagonista simpatica e un po' sfortunata, un ambiente di lavoro popolato da alleati, rivali, uomini interessanti e/o interessati che si alterneranno in un vorticoso carosello fino alla fine del romanzo.

Scendiamo nello specifico. Caterina ha 26 anni, un ex fedifrago alle spalle, tre fratelli minori a carico: i genitori, infatti, sono morti improvvisamente in un incidente e da allora è lei, insieme al nonno Francesco e al fin troppo protettivo cugino Mattia ad occuparsi della famiglia. Nel frattempo lavora come receptionist alla Sirena Experimental, una casa discografica situata nei pressi di Caserta, e popolata da una vasta varietà umana: le due amiche Nadia e Manuela, le segretarie dei piani alti, Fabiana e Roberta, incapaci e altezzose, Fabio, il galante superiore con un debole per lei...un universo caotico ma tutto sommato stabile, almeno fino al giorno in cui arriva lui. Francesco Monni, il nuovo autore milanese, un metro e sessanta di arroganza, presunzione, talento e... fascino, ahimé. Perché da sempre il mistero affascina, e attorno alla figura di Francesco, che insieme al Festival e ad un'imminente fusione turberà la quiete della casa discografica, ce n'è molto, di mistero: perché infatti il giovane autore ha abbandonato il palcoscenico? Cosa lo ha spinto ad affidare a ragazzette viziate e prive di talento i suoi magnifici testi? Perché, insomma, ha smesso di cantare?

Questa a grandi linee la trama. Alla storia principale, però, se ne aggiungono molte altre, in un tessuto fittissimo di vicende e personaggi che arricchisce e riempie uno spunto che potrebbe essere un filino prevedibile.
Abbiamo le vicende di Lucia, la sorella minore alle prese con le prime trasgressioni, il gruppo di Roby, un giovane cantante che tenterà le selezioni per il festival, la pazza famiglia di Caterina, tra matrimoni e rimpatriate in occasioni più o meno felici, in cui spicca la piccola ma saggia Bo.
Il maggior pregio dell'autrice, a mio avviso, è quello di essere riuscita a gestire una così vasta varietà umana senza spaesare il lettore e dando più o meno a tutti una caratterizzazione ben definita, tale che alla fine lo spirito vivace e brioso del romanzo e dei suoi personaggi resta incollato addosso per un po'. Notevole lo spirito comico, specie quando l'autrice partenopea attinge al proprio contesto territoriale e ci consegna delle vere e proprie perle di spirito locale, come nel caso spassosissimo di un matrimonio (eh sì, ce n'è più d'uno!) o delle sporadiche ma significative espressioni in dialetto. Per non parlare dell'incontro-scontro tra le diverse realtà di Milano e Napoli che avviene tramite i due protagonisti.
Un appunto che mi sento di fare è quello della lunghezza, eccessiva per una commedia e forse mal distribuita: a una prima parte magari fin troppo accurata segue una chiusura densissima di eventi, intensi ed inaspettati, che avrebbe meritato più ampio spazio.
Inoltre - ma questo forse è gusto personale - ho trovato un po' destabilizzante, in certe scene, il riferirsi al "tu lettore", specialmente considerando che il romanzo è scritto in prima persona.

Insomma, definirei "Canta per me" un esperimento riuscito: una commedia gradevole, leggera senza essere frivola, in cui molte di noi potranno rivedersi e sognare un po' ad occhi aperti. Consigliata alle amanti del genere! :)



Letti per voi - Annalisa Caravante



Con una attivissima autrice partenopea inauguro questa nuova sezione del blog. 
"Letti per voi" vi offrirà di volta in volta la mia personale opinione di autori esordienti e non: oggi vi darò una piccola presentazione dell'autrice e di alcune sue opere, e più tardi una recensione del suo nuovo libro, in arrivo a brevissimo nel catalogo dell'editore Arpeggio Libero. E giovedì, l'autrice stessa sarà virtualmente presente sul blog per un'intervista in tempo reale con chi vorrà porle qualche domanda.

Ma iniziamo.
Innanzitutto, chi è Annalisa Caravante?

Annalisa nasce del 1977 a Napoli. Al diploma in lingue si affiancano una moltitudine di espressioni artistiche, come il disegno e la fotografia, ma in primo luogo la scrittura: nel 2004 termina il suo primo romanzo, Odissey Life, e nel 2008 se ne aggiunge un secondo, Tersa, disponibile in lettura e download gratuito sul suo blog.
E l'attività amatoriale di trasforma presto in qualcosa di più: nel 2011 arriva infatti la pubblicazione, con l'editore Corebook di Perugia, del romanzo "Il paese degli aghi di pino": ispirato alle storie di Matilde Serao, l'opera è disponibile per l'acquisto nei maggiori store online, ed è possibile leggerne un'anteprima gratuita a questo link
La strada sembra solida, ed Annalisa continua, determinata, a percorrerla: nel 2013, sempre con Corebook, viene pubblicata un'altra fatica letteraria, "L'inverno e la primavera": anche stavolta le vicende storiche si intrecciano alla finzione narrativa, in una confluenza di generi letterari davvero particolare, come potete inziare a leggere in questa anteprima.

E ora? Annalisa di certo non si ferma!
Una volta consolidato il suo debutto nel mondo dell'editoria virtuale, questa agguerrita ragazza continua la sua corsa, puntando e arrivando alla pubblicazione in cartaceo: a brevissimo, infatti, sarà disponibile il suo nuovo romanzo, "Canta per me", edito dalle edizioni Arpeggio Libero, e che io ho potuto leggere in anteprima per voi.

Questa volta abbandoniamo il contesto storico per tuffarci in una Napoli più che attuale, vissuta dal variegato insieme di personaggi che popolano una casa discografica alle porte del Festival di Sanremo.

Curiosi?
Dovrete aspettare oggi pomeriggio per la recensione di questo romanzo, e domani potremo porre all'autrice, in tempo reale, tutte le nostre domande.
A presto!

mercoledì 23 ottobre 2013

L'ultimo

LEGGI DELLA ROBOTICA

I - Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.



II - Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

III - Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. »



E se la prima legge non esistesse?



********









Passi.
Sempre più pesanti, sempre più vicini.
Mi stanno addosso.
Continuo a correre, in questo dannato cunicolo che sembra srotolarsi fino al centro della terra, e che invece altro non è che uno dei tortuosi tentacoli della Piovra.
La Piovra.
Sembrava una così grande idea, all'inizio. Un complesso di gallerie sotterranee in cui riversare tutto ciò che al Sopra risultasse scomodo.
Rifiuti.
Sostanze tossiche.
Specie viventi.
Una creaturina zannuta ringhia al mio passaggio, rifugiandosi in un anfratto, dalle acque di scolo si alza una nebbia verdastra, popolata di insetti luminescenti.
Sono molte le aberrazioni sorte in questo mondo buio, senza regole e senza Dio.
Ma non c'è tempo per queste riflessioni, sento i loro passi, l'eco delle loro armi metalliche.
Veloci, letali. Li ho visti in azione, ne sono sfuggito per miracolo.
Eppure questa volta aspettano a sparare. Non hanno alcuna fretta.
Non ora che governano il mondo.
Non ora che hanno eliminato dal Sopra ogni altra specie vivente.
Mi paralizzo nel ricordo, un attimo, è solo un attimo, ma tanto basta per rovinare a terra, per sentire i loro passi più vicini.
Non c'è tempo neanche per le distrazioni.
Riprendo a correre, eppure il mio pensiero è fermo lì.
A quel dannato giorno.



Una cucina luminosa, risate attorno a un tavolo.
E poi, un paio di occhi freddi, l'arma che si alza.
Indifferente a ogni richiamo, a ogni preghiera.
A ogni pietà.



Stringo i denti, affretto il passo.
C'è stato un tempo in cui Androidi e Umani vivevano pacificamente insieme, costruendo le basi per un mondo migliore.
Un mondo di pace, di armonia.
E poi, la prima vittima.
Eliminata nella casa che avevano condiviso fino ad allora, da quelle stesse creature che gli erano sempre state compagne.
Quante volte ci siamo chiesti cosa fosse cambiato, perché di colpo fossimo diventati nemici.
Eppure non ebbero pietà. Mai, e con nessuno.
Crudele, sistematico, iniziò uno sterminio che dilagò presto in tutto il mondo, dando origine alla più grande guerra di questa Era.
Provammo a difenderci, all'inizio. A opporci al loro dominio. Ma erano troppo, troppo potenti.
Non ci restò che scappare.
Nasconderci.
Ci rifugiammo in massa nell'unico posto che ancora sfuggiva al loro controllo, in cui ancora potevamo sperare di ricostruire una civiltà, una vita, per quanto oscura e circoscritta.
Il Sotto.
Nei tentacoli della Piovra, giorno dopo giorno, costruimmo una resistenza armata, soldati come me, che con ogni mezzo avrebbero preservato il piccolo seme di rinascita sorto in quel luogo fetido.
Ma abbiamo fallito.
La battaglia che abbiamo ingaggiato era troppo grande, per le nostre forze.
Uno dopo l'altro, i miei compagni sono caduti sotto le loro armi, uccisi o catturati per esperimenti raccapriccianti.
Sono rimasto solo.
L'ultimo.
Continuo a scappare, eppure sempre più mi rendo conto che la mia è una fuga inutile.
Correre, nascondersi, condurre un'esistenza braccato in cunicoli oscuri... perché?
Che senso ha la vita, se non hai con chi condividerla?
Forse dovrei solo fermarmi.
Arrendermi.
Forse dovrei...
Il destino risponde ai miei dubbi, una luce rossastra lampeggia in fondo al tunnel.
La mia corsa sfuma in pochi passi, portati avanti per pura inerzia.
Davanti a me, lo Smaltitore.
Il globo incandescente in cui sboccano tutti i cunicoli, il sole del Sotto, il centro della Piovra.
Il fuoco dove bruciano tutti gli abomini di quaggiù.
E forse, forse io sono uno di essi.
Aspetto immobile, mentre i passi alle mie spalle si fanno più vicini, le armi scattano, alzandosi contro le mie spalle.
Ma non sparano.
Non ne hanno bisogno.
Uno di loro avanza, il comandante forse, e si limita a una parola.
Buttati”.
Ed io non posso che obbedire.
Mi perdo nei mille baluginii di questo nucleo infuocato, rapito dal suo fascino mortale, mentre mi tuffo verso di esso.
Il calore arroventa la mia pelle sintetica, in qualche istante non sarò che un ammasso di metallo fuso, e poi neanche quello.
Ma non ho paura.
Perché c'è più vita in questo mio corpo artificiale che in tutti i loro cuori che battono, che ci hanno sterminato solo per aver visto in noi una minaccia.

E si ricorderanno di me.

Perché io sono l'ultimo.

L'ultimo dei Robot.





mercoledì 16 ottobre 2013

La terra dei cachi torna a colpire

Italia sì, Italia no. Italia forse. Italia - e italiani - in ogni caso sempre pronti a dire la propria, su tutto e su tutti. Dopo il tormentone del caso Barilla, che ha diviso in due accanite fazioni il mondo social, un nuovo caso torna a far vestire al popolo del Bel Paese le sue amate vesti di opinionista. Questa volta, poi, gli ingredienti per imbastire il più gustoso dei talk-show ci sono tutti: una notizia falsa, uno pseudonimo neanche tanto misterioso, una condanna alla reclusione, infine nientemeno che la grazia di re Giorgio. E, soprattutto, una parola di cui riempirsi la bocca, quasi sempre a sproposito: giustizia. Ora, è ormai assodato che questo vocabolo nella nostra bella penisola ha finito per perdere ogni sua originaria connotazione: quello che forse, però, ai più sfugge, è che per ottenere questo processo di svilimento lessicale la via più rapida e sicura è l'abuso. Come il tanto ostentato amore delle tredicenni cresciute a pane e Moccia ha vestito questo termine delle sue tinte più insulse, così la parola giustizia sulla bocca di chi meno avrebbe avuto diritto di pronunciarla ha perso ogni parvenza di credibilità. Ecco quindi che ci ritroviamo, nel bel mezzo di una delle più profonde crisi politico-economico del Paese, a disquisire sul fatto che il direttore di un giornale debba scontare una pena detentiva oppure pecuniaria per “omesso controllo”, quando il più nutrito manipolo di condannati, indagati o misteriosamente prosciolti occupa bel bello le comode sedie del nostro parlamento. Pena che oltretutto – ci piace dirlo – si rifà a un codice penale redatto nientemeno che in pieno ventennio fascista, di certo non famoso per la sua politica in termini di libertà d'espressione. Ma al di là del singolo caso, è interessante osservare come l'italiano medio, che lascia silenziosamente calpestare i propri diritti un trilione circa di volte al giorno, sia subito pronto – ovviamente senza alzarsi dalla poltrona – ad impugnare la parola “giustizia” per scagliarsi contro l'ultimo processo-reality che i media gli hanno propinato tra un Grande Fratello e l'altro. E quasi che la sorte di Sallusti fosse appesa al televoto – grazia sì, grazia no, chiama il numero in sovrimpressione – le chiacchiere da bar abbandonano i soliti temi calcistici per altri in cui di certo si ha meno esperienza, e da aspiranti CT della nazionale ci si improvvisa magistrati. Poco importa che i nostri governanti abbiano silenziosamente scontato a diverse Società di slot machine un totale di 96 miliardi di euro (l'equivalente di cinque manovre economiche), poco importa che lo scandalo della MPS si sia ridotto in pochi mesi a un peccatuccio veniale di cui in pochi si ricordano ancora. L'importante è riempirsi la bocca della parola giustizia nei casi mediatici del giorno, dando il nostro pollice alto o verso ai Misseri, Franzoni, Sallusti di turno, trasformando ogni processo in uno show in cui l'ultima parola resta comunque alla giuria
popolare. Perché, cantava sempre Elio, “Italia no, Italia sì. Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande così”. Perché la libertà è una cosa seria, e nessuno meglio del popolo italiano sa usarla a sproposito.



lunedì 16 settembre 2013

Intervista per Rumore Bianco su "Coming back to life"

In anteprima esclusiva per voi, ecco l'intervista che la rivista per tablet "Rumore Bianco" mi ha fatto sul racconto Coming back to life, a breve sulle loro pagine! (Non l'hai letto? Puoi farlo gratuitamente qui!)
Buona lettura!


INTERVISTA A MARTA TEMPRA:

1) Nome, cognome, età, interessi.

Marta Tempra, anni ventuno. Oltre a scrivere, la mia passione, suono il pianoforte, canto, pratico capoeira, disegno.

2) Scrivi per lavorare o lavori per scrivere?

Mantenermi con i miei scritti sarebbe l'ideale. Per ora mi oriento su un buon compromesso: studio Ingegneria Energetica, e agli inizi del nuovo anno è uscito il mio primo libro, “L’istante tra due battiti”. È una raccolta dei racconti che ho scritto negli ultimi due anni, edita da Arpeggio Libero.

3) Il tuo primo racconto?

Difficile dirlo, scrivo praticamente da sempre. Il primo in assoluto credo risalga alla elementari; quello che io considero tale è “Dissolvenza”, scritto al liceo, a metà tra narrativa, poesia e metafisica.

4) Quando è nata in te la passione per la letteratura e la scrittura?

La passione per la letteratura, e la lettura in generale, l'ho ereditata dalla mia famiglia e dagli studi classici che ho fatto. Quanto alla scrittura, sono l’ultima di cinque figli, da piccoli avevamo pochi giocattoli ma tanta fantasia: storie se ne sono sempre inventate, metterle per iscritto per me è stato un passaggio naturale, una conseguenza logica e inevitabile.

5) Genere che ami leggere e genere che ami scrivere?

Le mie letture preferite sono romanzi storici e thriller, narrativa dinamica, piena di suspense e colpi di scena. Nello scrivere, invece, amo esplorare l'infinità delle emozioni umane, in racconti brevi e di forte impatto emotivo in cui ricerco la perfezione e l'eufonia della singola parola.

6) Ti ispiri a qualche grande del passato?

Sono molto legata ai poeti del Novecento, Pascoli, Ungaretti, Montale, proprio per la loro capacità di esprimere immagini ed emozioni con poche, perfette parole.

7) Il mondo sta finendo. Puoi salvare tre scrittori del passato e del presente: chi sono? Perchè?

Del passato salverei Seneca, Oscar Wilde e Shakespeare. Del presente Jeffery Deaver, Oriana Fallaci e Erri de Luca. Perché se davvero il mondo è finito, credo sia importante avere punti di vista diversi, sulle cose.

8) Parliamo del racconto che abbiamo selezionato:
C'è un evento particolare che ti ha ispirato a scriverlo?

Purtroppo sì. Ho perso mio padre all’età di undici anni: il peso di questa perdita si è accumulato negli anni fino a esplodere qualche tempo fa, coagulandosi in parole, frasi, un grido muto e catartico che mi ha lasciato più libera, in pace. È un racconto che come una fenice nasce dalle ceneri. Ci tengo molto, perché c’è molto di me… anche se credo che tutti in qualche momento della loro vita si siano sentiti come il ragazzo della storia: spaesati, disillusi, sospesi in un limbo di pensieri cristallizzati come l’aria invernale in quella stazione di periferia.

Che stile gli attribuisci?

È uno stile completo, che si appella a tutti i sensi per farli strumento di un’emozione. La pagina si apre e ti tira dentro, rompe il vetro dell’impersonalità e di colpo sei lì, su una panchina, con un cielo gonfio di nuvole e per compagnia solo il fischio del vento. Condividi i suoni, le immagini, le percezioni, i pensieri fino alla fusione, alla simbiosi tra lettore e personaggio. Ecco perché in genere non uso nomi propri.

9) Hai un consiglio per tutti gli aspiranti scrittori?

A chi come me cerca di emergere, consiglio di sfruttare le nuove opportunità: in particolare il web, una risorsa ancora sottovalutata. Per me ad esempio è stato fondamentale mEEtale, un portale online che offre la possibilità di leggere e/o pubblicare ebook gratuitamente, oltre a una community accogliente e disponibile. Una grande occasione di promozione e crescita personale, alternativa e complementare alle tradizionali vie editoriali.


Grazie.


martedì 20 agosto 2013

La donna di carta - capitolo 5

[ Hai perso i capitoli precedenti? Li trovi qui! ]


Maggio.
Potevi sentirlo, amor mio.
Il profumo d'estate insinuarsi nell'aria ancora gonfia di dolce primavera.
La forza dei piccoli frutti farsi strada nelle corolle schiuse degli alberi.
Ogni respiro, ogni sguardo era vita, energia.
La stessa vita ed energia che io rifuggivo.
Giacevo inerte nel mio abbaino, in un groviglio di sterili parole e frasi abortite nell'utero: la penna tra le dita, una donna arida e capricciosa, di colpo frigida all'insorgere delle prime voglie.
La luce filtrava dalla finestra a sfilacciare l'ovatta della mia penombra, agglomerando rumori come pulviscolo nell'aria.
Grida, risate, musica, canzoni.
C'era festa in paese.
Ed io, al buio.
E tu...
Tu.
Accadde come uno schiocco di dita: la musica che di colpo cessa, le risate che scemano in un fiato trattenuto e sgomento, le grida che si fanno sussurri, sospiri, segreti.
Tu.
Nel silenzio polveroso del frastuono cessato, avanzavi con l'indifferenza di chi ha fatto dell'odio un vanto e una difesa.
Eri bella, bella e dannata.
Troppo, forse, per non suscitare sospetto.
La Strega, ti chiamavano.
E avevi davvero qualcosa di soprannaturale. Nel tuo incedere sfrontato, nel verde risucchio dei tuoi occhi, nelle movenze lente dei polsi, delle caviglie.
Ogni passo sussurrava alla terra in una lingua che i nostri piedi avevano dimenticato.
Ti guardai dalla finestra così come si guarda il divampare di un incendio, la scarica di un fulmine, il formarsi di un uragano.
Qualcosa di meraviglioso e terribile al tempo stesso.
Qualcosa di pericoloso.
Fu un attimo. Afferrare una manciata di candidi fogli e riempirli, riempirli mentre ti vedevo attraversare la folla sgomenta, fendendo la loro ottusa diffidenza.
Incidere su carta parole e pensieri mentre la tua figura si incideva su di me.
Acuta e graffiante, dolorosa e indelebile.
E poi abbandonare la penna e la stanza, e gettarsi in strada, lungo la scia di silenzio che ti lasciavi dietro, l'orecchio teso a distinguere tra tutti i passi il tuo.
E poi raggiungerti al limitare del bosco, in un tramonto che già si vestiva delle ombre della sera, in una luce che non osava addentrarsi tra i tronchi degli alberi scuri.
E poi fermarsi e restare a guardare l'alone di sole e di tenebra che ti faceva da ambigua cornice, e volerti chiamare, e non aver fiato, forza, respiro...
Ma tu sapevi. Sapevi che ero lì.
Ti voltasti, le mani tese in un invito che i tuoi occhi già ammantavano di mistero e perdizione.
E io mi perdetti.
Congiunsi le mani alle tue in una stretta che mi avrebbe avvinto per sempre, e seguii stordito il tuo indietreggiare nel bosco.
Ero tuo, fin da allora.
Tuo, fino a ora.
Affondammo nel bosco insieme alla notte, lo vedemmo popolarsi di vita e mistero, così come vita e mistero eravamo noi, quella sera.
I tuoi occhi erano un faro per la mia bussola appannata, dolce richiamo di sirena contro gli scogli della realtà.
E ci scontrammo.
Oh, se ci scontrammo.
Sdraiati nell'umido abbraccio del sottobosco, respiravo la tua pelle, il tuo profumo di pioggia. Ogni tocco tra le nostre dita era lo zampillo di una fonte che non disseta.
Ti chinasti su di me e mi chiudesti nel lucido sipario dei tuoi capelli.
Ti chinasti ancora, fin quasi a sfiorare le mie labbra in un contatto.
E poi ti fermasti. Lì, sull'orlo di quel bacio, il nostro respiro si fuse e si confuse, stringendo le nostre anime nel connubio che i corpi ancora non osavano.
Rimanemmo immobili per un tempo indefinito, indefinibile. La notte e i tuoi capelli mi chiudevano in un'urna di tenebra troppo dolce per avvertire il veleno del tempo.
Finché una voce non la ruppe, intossicandoci.
Ti chiamava.
Anche quella notte, come tutte le altre.
La sua voce aspra ferì il tepore del bosco, scheggiò le fronde degli alberi fino a raggiungerci e rompere l'incanto.
Con un sospiro ti alzasti, l'ombra di un sorriso tentatore sulle labbra.
Le tue dita scivolarono via dalle mie come l'alta marea dalla spiaggia.
E come una conchiglia, quell'onda conteneva il suo tesoro.
Un sottile cerchio dorato sulla tua mano sinistra.



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LA STORIA NON FINISCE QUI!


Si torna al presente: cosa succederà nel prossimo capitolo?

  1. i due uomini si scontrano, e viene fatta un'importante rivelazione;
  2. i due uomini non si scontrano: interviene la bimba con gli occhi neri;
  3. i due uomini stanno per scontrarsi, ma vengono interrotti: qualcuno sta cantando.

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